I possibili EoW

La disciplina relativa alla cessazione della qualifica di rifiuto, definita anche come end of waste (EoW), è stabilita dal 25.12.2010 dall’art. 12 comma 1 del D.Lgs.205/2010 con l’introduzione dell’art. 184 ter del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
Le recenti modifiche apportate all’articolo 184 ter dalla legge 14 giugno 2019, n. 44 (conversione in legge del Dl 32/2019, cd. “Sblocca cantieri”) e dalla a legge 128/2019 di conversione del D.L. 3 settembre 2019, n. 101 hanno integrato i precedenti i criteri già previsti per determinare le condizioni di cessazione della qualifica di rifiuto e per la definizione dei singoli impianti a cui potranno riferirsi le Autorità competenti per rilasciare i provvedimenti autorizzativi per la gestione dei rifiuti.
Allo stato attuale tali criteri individuano di fatto quattro filoni di rifiuti che possono cessare di essere qualificati come tali.

Un primo filone riguarda i rifiuti previsti dalla disciplina comunitaria che ha definito determinati casi in cui alcuni rifiuti cessano di essere considerati tali ai sensi della direttiva 2008/98/CE, questi rifiuti sono quelli individuati dai seguenti regolamenti:
– Regolamento (UE) n. 333/2011 del Consiglio, del 31 marzo 2011, recante i criteri che determinano quando alcuni tipi di rottami metallici cessano di essere considerati rifiuti;
– Regolamento (UE) n. 1179/2012 della Commissione del 10 dicembre 2012 recante i criteri che determinano quando i rottami di vetro cessano di essere considerati rifiuti;
– Regolamento (UE) n. 715/2013 della Commissione del 25 luglio 2013 recante i criteri che determinano quando i rottami di rame cessano di essere considerati rifiuti.

Un secondo filone comprende i rifiuti previsti dalla normativa nazionale che ha definito determinati casi in cui i rifiuti cessano di essere considerati tali ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, questi rifiuti sono quelli individuati dai seguenti decreti ministeriali:
– D.M. 14 Febbraio 2013, n. 22, “Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate tipologie di combustibili solidi secondari (CSS);
– D.M. 15 maggio 2019, n. 62 “Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto dei prodotti assorbenti per la persona (PAP);
– D.M. 28 marzo 2018, n. 69 “Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto del conglomerato bituminoso.

Un terzo filone comprende i rifiuti già individuati dalle procedure semplificate per il recupero dei rifiuti, stabilite dal decreto del Ministro dell’ambiente 5 febbraio 1998, dal decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio 12 giugno 2002, n. 161 e dal decreto del Ministro dell’ambiente 17 novembre 2005, n. 269. Tali riifuti una volta recuperati cessano di essere considerati tali.
Le disposizioni presenti in tali decreti possono essere prese come riferimento nelle istruttorie per il rilascio delle autorizzazioni integrandole e modificandole caso per caso, cosicché esse riflettano pienamente i criteri fissati dal comma 3 dell’art. 184 ter del D.Lgs. 152/2006.
Infatti per questi rifiuti, le autorizzazioni dovranno essere modulate caso per caso e rilasciate con prescrizioni specifiche, a differenza di quelle relative ai rifiuti previsti nei regolamenti europei o nelle norme nazionali, che sono già assoggettate a prescrizioni di applicazione generale e diretta per gli impianti che recuperano i rifiuti in essi elencati.
I rifiuti elencati in tali decreti che una volta recuperati cessano di essere considerati tali ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 , sono quelli elencati nei seguenti allegati.
– Tipologie di rifiuto e processi di recupero previsti dall’allegato 1 suballegato 1 e 2 del DM 5.2.98
– Tipologie di rifiuto e processi di recupero previsti dall’allegato 1 suballegato 1 e 2 del DM 12.6.2002, n. 161
– Tipologie di rifiuto e processi di recupero previsti dagli allegati 1-4 del DM 17.11.2005, n. 269.
Un quarto filone che si può considerare residuale non riguarda rifiuti specifici predeterminati, ma in generale tutti i rifiuti che è possibile recuperare e che non sono già individuati da altre norme.
La norma anticipa sul punto il recepimento della Direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 2008/98/CE. Essa prevede di fatto che la cessazione della qualifica di rifiuto per una sostanza o un oggetto sia funzione solo del fatto che esso possegga il solo requisito: che quando recuperato possa avere comunque un qualsiasi tipo di utilizzo, fermo restando il rispetto delle condizioni generali stabilite dall’articolo 184-ter, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
a) la sostanza o l’oggetto sono destinati a essere utilizzati per scopi specifici.
b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

Comunque le autorizzazioni per il recupero dei rifiuti compresi nell’ambito sia del terzo che del quarto filone sopra individuati, proprio perché i vincoli previsti, se non del tutto assenti, sono in alcuni casi generici ed indeterminati, dovranno essere rilasciate sulla base dei criteri dettagliati dal comma 3 dell’articolo 184-ter come modificato dalla legge 128/2019 di conversione del D.L. 3 settembre 2019, n. 101:
a) materiali di rifiuto in entrata ammissibili ai fini dell’operazione di recupero;
b) processi e tecniche di trattamento consentiti;
c) criteri di qualità per i materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuto ottenuti dall’operazione di recupero in linea con le norme di prodotto applicabili, compresi i valori limite per le sostanze inquinanti, se necessario;
d) requisiti affinché i sistemi di gestione dimostrino il rispetto dei criteri relativi alla cessazione della qualifica di rifiuto, compresi il controllo della qualità, l’automonitoraggio e l’accreditamento, se del caso;
e) un requisito relativo alla dichiarazione di conformità

Solo il rispetto di tali criteri adeguatamente esplicitati può infatti garantire, come previsto dalla normativa, un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute umana e agevolare l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali.
Pertanto, per il futuro, la corretta applicazione della disciplina relativa alla cessazione della qualifica di rifiuto sarà principalmente funzione della adeguatezza delle autorizzazioni che saranno rilasciate dalle amministrazioni competenti.

Roma, 9 gennaio 2020

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